Onorare la memoria di Giacomo Matteotti

Letteratume
4 min readMay 13, 2024

Esistono ricorrenze che si trascinano stancamente anno dopo anno, lustro dopo lustro, decennio dopo decennio; ce ne sono altre che vengono tirate fuori ad arte dal polveroso baule di ricordi con il malcelato intento di dare un nuovo corso ai binari della storia; altre ancora servono giustamente a ricordarci chi siamo, da dove veniamo e chi e perchè omaggiamo.

A un’ulteriore categoria di anniversari appartiene invece il centenario della morte di Giacomo Matteotti, avvenuta per mano fascista il 10 giugno 1924. Si tratta di una data fondamentale e fondativa, perchè è dall’antifascismo che arrivano la Costituzione, la Repubblica e il nostro pur giovane impianto democratico, ma allo stesso tempo questa ricorrenza è occultata, dimenticata, bistrattata, finanche da chi ne avrebbe dovuto condividere il significato.

Tra gli autori meritevoli di aver reso giustizia al leader socialista c’è Concetto Vecchio, quirinalista di Repubblica, che nel suo Io vi accuso. Giacomo Matteotti e noi (Utet) ha ripercorso la vita e l’attività politica e parlamentare di un uomo visionario, testardo e fortemente in anticipo sui tempi, mescolando con garbo e sapienza lacerti biografici e orazioni pubbliche, ricostruzioni storico-politiche e interviste agli ultimi eredi (toccante il ricordo “rimosso” della nipote Laura, venuta a conoscenza dell’illustre nonno solo in terza media).

Il viaggio di Concetto Vecchio comincia tra i pioppi spogli e le strade vuote di Fratta Polesine dove si trova la tomba di Matteotti: un viaggio alla ricerca di una storia che chiarisca all’autore prima e ai suoi lettori poi chi sia stato davvero Giacomo Matteotti.

Cattiva coscienza del fascismo, antimilitarista intransigente e risoluto e a detta dei detrattori e di qualche collega di partito addirittura incoerente (bollato come “socialmilionario” visto il suo background latifondista e la successiva amicizia coi braccianti), Matteotti impronterà la vita e la carriera politica alla ricerca della giustizia, prima nelle vesti di consigliere comunale e provinciale, quindi in quelle di sindaco di Villamarzana e infine in quelle di deputato socialista.

Sarà la battaglia senza requie contro la violenza fascista a segnarne l’esistenza, a minarne la serenità e a condizionarne la vita privata: assume un valore storiografico e umano notevole la corrispondenza epistolare con la moglie Velia, da cui traspare la frustrazione per non poterla curare nelle sue debolezze fisiche e per non poter assistere con continuità alla crescita dei tre figli.

Giacomo Matteotti

In questo libro Concetto Vecchio riesce a dosare, senza far scemare l’interesse, l’alternanza tra indagine storica, che è soprattutto una indagine sulla nascita del fascismo e su uno dei suoi primi feroci delitti, e cronaca del presente, da cui scaturiscono gli incontri con lo studioso Stefano Caretti, tra i primi a occuparsi della biografia di Matteotti; con l’attore Franco Nero, che nel 1973 impersonò il politico nel film di Florestano Vancini, Il delitto Matteotti,; quello con la coppia romana di via Pisanelli 40, ultima dimora di Matteotti.

Chi è stato dunque Giacomo Matteotti?

Sicuramente è stato l’uomo nel cui nome Sandro Pertini decise di prendere la tessera del Partito Socialista, facendone peraltro retrodatare l’iscrizione al 10 giugno 1924. Certamente è stato tra i primi e tra i pochi a denunciare la trasformazione dell’Italia da democrazia rappresentativa a democrazia autoritaria (si pensi alla Legge Acerbo) e tra gli unici a denunciare il bullismo delle camicie nere e la protervia sanguinosa di colui che si presentava come “l’uomo inviato dal destino”, di fatto tra i pochi a non restare silente di fronte alle forzature parlamentari tipiche dell’alba del fascismo.

Infine è stato l’uomo che ha spaventato il regime perfino da morto: non è un caso che il corpo fu ritrovato in un bosco alla Quartarella solo due mesi dopo l’assassinio avvenuto sul lungotevere a Roma e che la sua salma ha subito innumerevoli peripezie prima di trovare pace nella cappella di famiglia.

Giacomo Matteotti è stato una spina nel fianco, un avversario da prendere sul serio, un uomo isolato che, pur essendo entrato di diritto in numerosi Pantheon, è stato suo malgrado a lungo oggetto di un culto carbonaro. Oggi, come ricostruisce Concetto Vecchio, è probabilmente l’icona di una sinistra senza popolo.

L’appassionata ricostruzione di Concetto Vecchio, carica di pathos e di meticolosità e saggiamente in bilico tra saggio storico, romanzo psicologico e sceneggiatura cinematografica, colma dunque un vuoto e omaggia come meglio non potrebbe la memoria di Giacomo Matteotti, fino ad oggi figlio di un dio minore.

Giacomo Matteotti assurto nel martirio a simbolo di libertà presso tutte le genti nella sua terra senza pace attende il giorno della giustizia riparatrice.

Concetto Vecchio

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